Brevitas, concinnitas
Scriveva Gadda che “Gli italiani, generosissimi in tutto, non sono generosi quando si tratta di pensare”.
Curti e malucavati
Se proviamo a digitare "corto" su Google ci imbattiamo in 336.000 occorrenze (se ne sottraggano un centinaio dedicate a Corto Maltese) mentre quelle di "lungo" sono 1.560.000 (si sottraggano almeno quelle relative a Alberto Del Lungo).
Digitando "curto" se ne contano 324.000, ma a queste - in verità - occorrerebbe sottrarre i vari Jeffrey, Joe, Raul, Manuel, etc., che di cognome fanno "Curto". La ricerca di "curti e malucavati" non produce risultato alcuno. Sul web.
Ma ne conosciamo di persona almeno un paio.
L'utilità di quel che non c'è
Trenta raggi formano la ruota di un carro ma è il vuoto che ne determina l'uso. Quel che esiste è utile, ma l'indispensabile è quello che non c'è.
La musica di Satie, ad esempio, è utile per tutto quello che non vi si trova.
Tout-court
Espressione difficilmente traducibile (tant'è che le occorrenze sui siti web italiani sono 22.800). Letteralmente: tutto corto, di volta in volta sta a significare "direttamente", "propriamente", "esattamente", "completamente", "cifra", "grado zero".
"Quel che è esatto è breve" (Joseph Joubert). La pubblicità è proprio questo.
Tout court.
Il breve è cosa antica
(Daniele Gambarara per Audiobox, Radiouno, a cura di M. Celani, 1986)
"L'opposizione tra lunghezza e brevità si trova esplicitata in Platone. Socrate incontrando Gorgia e Protagora li prende un po' in giro. Sa che sono entrambi capaci sia di lunghi discorsi (macrologia) sia di brevi discorsi (brachilogia), ma li prega di attenersi a quest'ultima perché gli affari non gli consentono molto tempo. La preferenza di Socrate per la brachilogia, per il breve discorso, è una preferenza per la possibilità d'intervento. La conferenza respinge nel tempo al più tardi l'interlocutore, mentre lo scambio veloce, l'interazione dialogica, gli da la possibilità d'intervenire in ogni momento e su ogni punto.
Chi voglia quindi difendere un punto debole avrà interesse a inserirlo in una serie di argomenti, altri dei quali attirino l'attenzione, a porli globalmente nel loro insieme, non fosse altro che per l'insidia della stanchezza e della memoria a tempo breve, l'ascoltatore abbia poi difficoltà a reintervenire su tutti i punti su cui avrebbe obiezioni e contro-argomenti".
Dunque il breve è cosa antica. Breve è democratico".
Il farsi breve di colui che è eterno
(Pino Stancari s. J. per Audiobox, Radiouno, a cura di M. Celani, 1986)
"Il figlio di Dio - Gesù Cristo - fu il sì, dice S. Paolo. L'amen. L'amen eterno. Una vita spiritualmente condotta è una vita che coincide col sì detto una volta per tutte da Cristo - figlio di Dio - al Padre. L'incarnazione del figlio di Dio è il farsi piccolo di colui che è grande, il farsi breve di colui che è eterno. Senza rinunciare alla grandezza e alla eternità. Lo spazio e il tempo sono visitati dalla presenza incontenibile. Il mistero è esattamente piccolezza dell'incontenibile".
(...)
Così nel De Architettura egli introduce il concetto di concinnitas che non può semplicemente essere tradotto con simmetria, ma consiste in un’armonia che è equilibrio delle parti rispetto al tutto.
Questa legge è una costante cosmica che permea sia il macrocosmo che il microcosmo.
E la concinnitas è fatta di rapporti matematici, misurabili. Tutto l’universo è sottoposto alla legge del numero, come affermava il Libro della Sapienza: “Tutto hai disposto secondo numero misura e peso”. Conosciamo l’interesse di Alberti per la matematica. Nel De Statua egli afferma un ideale di bellezza che scaturisce dalla misurazione dei caratteri che più frequentemente si riscontrano nelle persone considerate fra le più belle. E inventa uno strumento, l’exempeda, per effettuarla. La bellezza deriva dunque da una misurazione e da una statistica anch’essa quantificabile secondo numero.
Le armonie musicali esprimono al meglio la concinnitas, in una scala di toni armonici che equivale a quella planetaria, la musica del cosmo.
Pittura scultura architettura a questa concinnitas fatta di numero devono improntare la loro opera.
A questa concinnitas anche la persona deve improntare la propria vita: nella ricerca di una Prudenza che è equilibrio e armonia di opposti, potrà svincolarsi dal potere arbitrario della Fortuna.
Ad una concezione più vicina a Boezio può invece riferirsi l’emblema dell’occhio alato col motto Quid tum? Che significa “Cosa allora?”, sottintendendo il verbo” importa”. Cosa importa allora?
L’occhio alato è un evidente rimando alla dimensione celeste e divina dell’uomo che, in quanto immagine e somiglianza del creatore ha la capacità di volare alto, di osservare le cose terrene col distacco e con la prospettiva di una dimensione celeste. Se lo sguardo, come quello dell’aquila, è fisso nel Sole: Quid tum? Che importa allora? che bisogno c’è di angosciarsi o di rallegrarsi per i colpi della sorte, sia questa benevola o malevola? La vita del filosofo è sottratta al dominio della Fortuna. L’attributo del filosofo è la concinnitas.

Come si legge la lettera? Alla lettera.
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